Psicofarmaci: uso e dipendenza

La dipendenza da psicofarmaci è una seria forma di dipendenza psico-fisica provocata e tenuta attiva dall’assunzione ripetuta e quantitativamente eccessiva degli stessi.

In commercio non vi sono medicinali che fanno solo bene ed altri che fanno solo male; è l’uso (secondo tempi e modalità) che di essi ne viene fatto a creare serie conseguenze psico-fisiche.

Se infatti vengono utilizzati sotto prescrizione e controllo medico, certi farmaci e psicofarmaci, interagendo con determinate sostanze e neurotrasmettitori dell’organismo, riescono a stimolare o calmare sia la parte mentale che quella fisica della persona, in modo temporaneo, ma propositivo.

Le problematiche psicologiche come ansia, depressione, psicosi, sono malattie del cervello, che è un organo del corpo umano come tutti gli altri organi, e, come questi, può e deve essere curato con farmaci specifici ed efficaci. Il cervello può essere considerato come un’enorme e complessa rete elettrica al cui interno si possono creare dei cortocircuiti. Dobbiamo pensare ai farmaci come a nastro isolante in grado di riparare lentamente i circuiti danneggiati che impiegano almeno un mese per cominciare a funzionare di nuovo. In base alla malattia, il nastro isolante non va rimosso (cioè la cura va continuata!) per un tempo variabile, in genere mesi, in modo da consentire una riparazione stabile ed efficace dei “cavi elettrici” danneggiati.

Se invece vi è un iper utilizzo non controllato tali medicinali possono provocare la formazione di una vera e propria dinamica di dipendenza psico-fisica, con tutte le sue gravi caratteristiche sintomatologiche sia a livello interno, che esterno.

I RISCHI

L’utilizzo eccessivo di Farmaci e Psicofarmaci può creare pericolosi schemi comportamentali, come ad esempio prendere sistematicamente sonniferi per dormire e/o stimolanti per alzarsi, attivarsi o concentrarsi, o ancora tranquillanti per rilassarsi a fine giornata.

Tale uso schematico diventa progressivamente sempre più compulsivo, ovvero ripetitivo, innescando sintomi tipici della dipendenza come: Tolleranza, cioè la necessità di alzare le dosi farmacologiche per continuare a sperimentare i medesimi effetti; Craving, ovvero una serie di forti impulsi e pensieri fissi verso il come e quando consumare i farmaci e verso tali stesse sostanze; ed infine Astinenza, cioè la comparsa di un gruppo di sintomi psicologici e fisici fortemente negativi in corrispondenza alla sospensione, più o meno volontaria, dell’assunzione dei medicinali stessi.


A livello psicologico
 un uso ripetuto ed eccessivo di medicinali o la loro sospensione repentina può portare i medesimi segni del disturbo che si cerca di attenuare (ad esempio con il forte consumo di Ansiolitici si può presentare intensa ansia). La possibilità e l’entità della Dipendenza da Farmaci e Psicofarmaci ha uno stretto legame anche con la persona che ne fa uso e con la sua particolare situazione personale, interpersonale, contestuale, lavorativa, socio-familiare, etc.

La dipendenza è ulteriormente tenuta attiva da personali convinzioni, eventuali momentanei miglioramenti e forte timore di perdere tali passi in avanti. Anche questi sono ulteriori fattori che spingono l’individuo verso il riutilizzo del farmaco.

In realtà i farmaci e gli psicofarmaci hanno una azione limitata nel tempo e che agisce sui sintomi della patologia e non sulle sue vere basi mentali interne, sulle quali essa nasce e si sorregge.

In altre parole, mediando precise sostanze dell’organismo, non eliminano il disturbo per sempre, ma attutiscono i suoi sintomi, certe volte facendoli completamente regredire. I sintomi però alla sospensione o all’interruzione dell’assunzione ricompaiono (certe volte anche in forma maggiore).

Gli psicofarmaci agiscono sul sintomo di un problema , ma non sulla sua motivazione originaria e disfunzionale e sul suo schema psichico e comportamentale

Per questo è fondamentale l’integrazione dei farmaci con un mirato supporto psicologico, laddove la sinergia tra farmaco ed aiuto psichico si dimostra altamente efficace per superare il disturbo alla radice.

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