Se tuo figlio assume droga..

I dati relativi al 2018 sul consumo di droghe sono allarmanti in quanto si assiste a un aumento di morti per overdose proprio fra i più giovani, gli adolescenti.

Spesso, proprio per la paura che generano queste notizie, si sceglie la strategia del “tabu” ovvero non se ne parla in famiglia, si allontana l’argomento come una sorta di tentativo di ridurre la paura attraverso la negazione del rischio.

In realtà, oggi è qualcosa di estremamente diffuso e soprattutto molto più accessibile di un tempo, presente in forme nuove, non conosciute e talvolta anche molto più potenti e con effetti collaterali e negativi molto più rapidi, rispetto alle sostanze tipicamente e culturalmente conosciute.

I SEGNALI

Sia per l’immensa vastità delle sostanze a oggi disponibili, per molte delle quali non si conoscono ancora gli effetti, sia per le differenze individuali negli effetti, non è possibile definire segnali certi e univoci.

A livello generale si può notare un cambiamento nel comportamento del figlio, riduzione del rendimento o fallimento scolastico, svogliatezza e tendenza a marinare la scuola, perdita di interesse per attività abituali come sport o hobby.

Perdita delle solite amicizie e l’improvvisa frequentazione di un gruppo nuovo, con cambiamento nel modo di vestire, di relazionarsi in famiglia e di vivere le situazioni familiari con insolito sospetto.

Sono frequenti richieste di denaro accompagnate da scuse costruite perfettamente e difficilmente smascherabili, scomparsa di oggetti di valore da casa, scarso impegno nelle attività, difficoltà a concentrarsi, nel sonno ed estrema stanchezza fisica e alterazione dell’appetito.

Comune anche l’insorgenza di altri comportamenti insoliti, più attività legata ai social, ai video-games e uso di alcol.

Sul piano emotivo può apparire maggiormente aggressivo  irritato e irascibile con cambi repentini di umore, insofferenza, indifferenza verso gli altri e poco disponibile alla collaborazione e all’aiuto anche in faccende abituali.

Sono ovviamente solo alcuni dei segnali e soprattutto tutti riconducibili ad altro, quindi ci vuole estrema cautela e attenzione prima di incorrere in giudizi e sentenza errate.

LE POSSIBILI CAUSE

Non è facile definire le cause. Tra le più intuibili ci sono la facilità con cui è possibile reperire la sostanza, la curiosità nel provare qualcosa di nuovo e nel vedere gli effetti, la voglia di divertirsi, il desiderio di raggiungere uno stato di “sballo” per garantirsi una serata perfetta.

Si ha poi l’influenza del gruppo e la necessità di essere accettato, il desiderio di trasgredire le regole familiari come forma di sperimentazione della propria autonomia.

Più profondamente si osserva una sofferenza e una difficoltà a definire la propria autonomia, personalità e identità, accettando il cambiamento della crescita e la nuova immagine di sé.

Spesso i ragazzi si sentono incompresi, soli, spaventati e sofferenti e la droga risulta una forma di consolazione ottimale e una via per non pensare, per fuggire e stare meglio e aumentare la propria autostima. L’ambiente familiare e i modelli offerti giocano poi un ruolo importante.

È una forma di dipendenza che racchiude in sé tanti significati che non è possibile definire a priori ma bisogna valutare la singola sofferenza.

COME COMPORTARSI?

Infine la parte più complessa per un genitore, il momento dell’azione dopo la scoperta. Anche qui non c’è un comportamento uguale per tutti ma un percorso da costruire con il singolo figlio.

In generale, in caso di sospetto è bene non usare all’insaputa del figlio trucchetti e test per scoprire se realmente usa sostanze, primo non sono fonte di certezza assoluta, e secondo se il ragazzo lo scopre è molto difficile ricucire un dialogo con il rischio di ulteriore allontanamento.

Come prima cosa è bene informarsi sull’argomento così da arrivare preparati e maggiormente sicuri al confronto con il figlio. E’ importante non assumere un tono accusatorio e di rimprovero perchè genererà ulteriore chiusura nel ragazzo che si sentirà incompreso, sbagliato, solo e non si otterrà una sua confidenza.

Scegliere il momento più giusto per affrontare l’argomento, in cui si ha la possibilità di dedicarsi totalmente al ragazzo, senza altri impegni nell’immediato.

Mostrarsi accoglienti, preoccupati, giustificando le proprie parole e aprendosi al dialogo e all’ascolto palesando i rischi e le conseguenze anche gravi.

Pensare di rivolgersi a uno specialista, intraprendendo prima un percorso genitoriale e poi col tempo avvicinare il figlio, rispettando i suoi tempi.

Chiedersi perché e incolparsi ingiustamente come genitori è controproducente, quindi è importante cercare una via di risoluzione che migliori anche l’ambiente famigliare e aumenti le abilità genitoriali meno forti, la capacità empatica e di comprensione del vissuto del figlio, rispettando la sua unicità e accompagnandolo nel difficile momento della crescita.

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